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Aforisma del giorno

Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare come si è vissuto.
Paul Bourget

Marziale Marco Valerio



 

 

Biografia di Marziale Marco Valerio

 




Questi è quel che tu leggi e che tu cerchi, quel noto in tutto il mondo Marziale per gli arguti libretti di epigrammi: cui vovo e sano, o mio lettor benevolo, tu donasti una gloria, che di rado tocca ai poeti dopo che son morti.


Licenziosa è la mia pagina, ma la mia vita è onesta.


[Sugli epigrammi] Ce ne sono dei buoni, alcuni sono mediocri, ma i più sono cattivi.


Qui non troverai né Centauri, né Gorgoni, né Arpie: la mia pagina sa di uomo.


Il povero, di solito, coltiva amicizie che non gli rendono nulla.


La fortuna dà troppo a molti, a nessuno abbastanza.


Le persone dissolute hanno vita breve: raramente invecchiano.


Lodano quelli, ma leggono gli altri.


L'uomo buono è sempre un inesperto.


L'uva è rigonfia d'acqua, flagellata da continui acquazzoni; oste, ammesso che tu ne avessi voglia, non puoi vendere quest'anno il vino puro.


Non è da uomo saggio dire: "Vivrò". Vivere domani è già troppo tardi: vivi oggi.


Se la fama giunge solo dopo la morte, che aspetti.


Se non vuoi essere la moglie di tua moglie, non sposare una donna ricca.


Smettila di abusare dei miei versi, o pubblicane alcuni dei tuoi.


Soffre veramente solo chi soffre senza testimoni.


Tu osservi in un bassorilievo dei pesci, illustre opera di Fidia. Sommergili nell'acqua: nuoteranno.


Apro non beve? Non mi importa un fico! Sobrio mi piace il servo, non l'amico.


[A un plagiario] Si dice in giro, Fidentino, che tu le mie poesie | reciti in pubblico come se fossero le tue. | Te le regalerò, se vuoi che si dicano mie: comprale | se vuoi che si dica che sono tue, e non saranno più mie.


Questa è la legge stabilita per le poesie giocose: | possono divertire solo se sono pruriginose.


Ti stupisci che le orecchie di Mario puzzino. | Colpa tua, Nestore: sei tu che gli parli nelle orecchie.


Per poeta vorresti passare, | ma un verso tuo non ce l'hai detto mai: | prometti che per sempre tacerai, | e passa pure per chi cazzo ti pare.


Lascia che si veda il tuo piccolo difetto: | un difetto, se nascosto, sembra molto più grave.


Simpliciter pateat vitium fortasse pusillum: quod tegitur, maius creditur esse malum.


Tutto quello che mi chiedi, Cinna maledetto, non è mai nulla: | se non mi chiedi nulla, Cinna, allora non ti nego nulla.


Ciabattino, non devi prendertela con il mio libretto. | Le mie poesie colpiscono il tuo mestiere, non la tua vita. | Permettimi le mie spiritosaggini innocue.


Quando non avevi seimila sesterzi, Ceciliano, una portantina | da sei schiavi ti scarrozzava in giro per tutta Roma. | dopo che la dea cieca te ne ha dati due milioni, | tanti da sfondarti le tasche, ecco, te ne vai in giro a piedi.


I regali fatti agli amici non sono preda del fato: | avrai soltanto le ricchezze che hai donato.


La vita non è vivere: la vita è stare bene.


Vuoi sposare Prisco: non mi stupisco, Paola, scema non sei. | Prisco non ti vuole sposare: scemo non è neppure lui.


Mi sorprendi a letto con un ragazzino e, con tono severo, | moglie, mi sgridi dicendo che un culo ce l'hai anche tu. | Quante volte Giunone disse la stessa cosa al lascivo Giove! | Ma lui dorme con Ganimede, che non è più un ragazzo. | Ercole metteva da parte il suo arco e faceva piegare Ila: | credi forse che sua moglie Megara non avesse le chiappe? | Febo si tormentava per Dafne che lo fuggiva: ma Giacinto, | il giovane spartano, fece spegnere quel fuoco d'amore. | Anche se Briseide, dormendo, gli offriva il fondoschiena, | Achille preferiva l'amichetto dal volto senza peli. | Smettila di dare alle tue cose due nomi maschili: | tu hai due fiche, dammi retta, mogliettina.


Un uomo onesto aumenta il tempo della sua vita: | vive due volte chi riesce a godere del passato.


Hai fatto un errore, Lupo, per colpa delle vocali: | infatti, quando mi hai dato un terreno, | avrei preferito che tu vessi dato un torrone.


[All'amante] Vergognati, Fillide: rispetta almeno verità e giustizia. | Io non ti nego nulla, Fillide: tu, Fillide, non mi negare nulla.


Dal momento che conosci la vita e la fedeltà di tuo marito | e sai che nessun'altra donna agita o monta sul tuo letto, | perché sciocca ti tormenti per i suoi schiavi come fossero | i suoi amanti, che amano di un amore breve e fuggitivo? [...] | La vera matrona, la vera donna deve conoscere i suoi limiti: | lascia ai ragazzi la loro parte, tu tieniti la tua.


 

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